Camminando per le strade di Roma, Firenze e Milano in quei momenti in cui si è distratti, magari scrivendo al telefono o pensando ad altro, ci si può imbattere in qualcosa di inaspettato.
Alzando la testa dal marciapiede e puntando lo sguardo e il naso all’insù, è possibile scorgere cartelli stradali che, a un certo punto, smettono di essere semplici diventando veri e propri racconti.
I segnali modificati in incursioni notturne non sono frutto di vandalismo, ma vere e proprie opere d’arte di Clet Abraham, il quale attraverso adesivi che non ostacolano la visibilità del cartello inserisce un elemento umano, ironico o provocatorio, che rompe la rigidità del segnale e apre uno spazio di dialogo.
La loro comparsa, sempre più numerosa e silenziosa, oltre a lanciare un monito a riflettere su come la società sia sempre più standardizzata, costretta da regole a discapito dell’espressione e intelligenza individuale, vuole anche regalare un sorriso ai passanti distratti e immersi dalla quotidianità.
LA SUA STORIA:
Clet Abraham racconta di essere partito dalla Francia oltre vent’anni fa e di essere arrivato a Roma quasi per curiosità, grazie a un amico che gli aveva offerto un lavoro come restauratore di mobili. All’inizio infatti il suo percorso era legato all’artigianato, al legno, alla manualità. Ma Roma non è stata solo la città in cui ha iniziato a lavorare ma il luogo che gli ha dato la possibilità di esprimere a pieno se stesso.
Qui ha incontrato una donna tedesca di cui si è innamorato e con cui ha avuto tre figli. Descrive l’amore come la forza che ti trascina nella vita, che ti spinge a fare scelte e a metterti in gioco.
Tutto parte da piccoli quaderni che porta sempre con sé, pieni di schizzi, idee, intuizioni. Disegna ovunque, in qualsiasi momento della giornata. La creatività, non ha bisogno di un momento solenne: può nascere in situazioni quotidiane, anche banali. Successivamente i disegni vengono trasformati in file digitali per produrre adesivi che applica sui cartelli. A volte i suoi cartelli vengono rimossi, alcuni vengono rubati dai privati, e altri è l’amministrazione comunale a sostituirli. Se viene tolto solo l’adesivo, il cartello torna normale; se invece viene cambiato tutto il cartello, probabilmente qualcuno vuole tenerlo.
ANALIZZIAMO LE SUE IDEE:
Clet definisce la parola potere una brutta bestia, si sente dalla parte dell’antipotere e considera il suo lavoro quasi un dovere personale, un modo per mettere in discussione ciò che viene imposto. Restando in tema e parlando di religione invece la considera un altro tipo di potere, non opponendosi alla figura di Cristo che anzi considera molto interessante e quasi rivoluzionario. Secondo lui Gesù era più un libero pensatore che un rappresentante del potere.
Affrontando la politica, non crede che il voto sia lo strumento decisivo per cambiare davvero le cose. Preferisce cercare alternative e mettere in discussione il sistema attraverso la sua arte. È una posizione coerente con la sua visione critica del potere.
IL SUO RAPPORTO CON I SOCIAL
La sua pagina facebook conta tanti seguaci, lui stesso ammette che i social sono importanti perché permettono di documentare le opere di sua produzione. Tuttavia ribadisce che il vero senso del suo lavoro rimane nella strada, nello spazio pubblico, nell’incontro casuale con il passante. Anche grazie ai social il suo stipendio ammonta a 8.000 euro, ma dopo aver speso la metà della somma solo per pagare tasse, gli restano pochissimi soldi per vivere, questo fa capire quanto sia difficile vivere solo di arte.
Molti artisti lo hanno influenzato, tra questi il più celebre è Pieter Bruegel il Vecchio, perché dipingeva scene comprensibili anche a chi non sapeva leggere.
Il suo lavoro è molto più di un semplice gioco visivo. È un modo per mettere in discussione le regole, per inserire ironia dove c’è rigidità, per ricordarci che anche un cartello stradale può diventare uno spazio di libertà. E forse la cosa più bella è proprio questa: accorgersene mentre si cammina distratti, e lasciarsi sorprendere.


